Il suono della lingua
7′, 2008

mariateresa_sartori

Anni fa rimasi profondamente colpita ascoltando alla radio la lettura della Divina Commedia del Sermonti.  Non riuscivo a seguirne il significato in modo preciso, ma mi ritrovai travolta dalla bellezza del suono,  del ritmo  e dell’intonazione. Sentii la bellezza della lingua italiana, della melodia che le è propria, determinata da una certa sequenza sillabica, da una certa accentazione  e intonazione. Riuscire davvero a percepire gli aspetti legati al suono della propria madre lingua è impresa quasi impossibile: il significato prende il sopravvento.

Per rendere possibile questa esperienza ho reso irriconoscibile dal punto di vista semantico la poesia Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Leopardi,  mantenendone però assolutamente inalterati ritmo, melodia e lunghezza delle parole, spostando le consonanti o all’interno della singola parola o tra parole vicine. Il risultato è qualcosa di assolutamente incomprensibile, ma assurdamente familiare. A questo punto ho chiesto a studiosi stranieri, provenienti da dieci diversi paesi, di scegliere un’opera poetica  nella loro lingua e di elaborarla privandola di significato,  mantenendo ritmo, melodia, metro, rima.  Mi ha sorpreso lo slancio e l’interesse che le persone coinvolte hanno manifestato sin dall’inizio perché  mi pareva si trattasse di una mia eccentrica passione difficilmente condivisibile. In realtà sotto l’apparente spoglia di una stramberia insensata si celavano (e l’ho capito davvero solo dopo) aspetti serissimi riguardanti alcuni fondamentali processi mentali che sono strettamente connessi con l’origine e che accadono prima dell’avvento del significato.

Come diceva Sermonti, il bambino che gioca sul tappeto sente le conversazioni degli adulti e non ne capisce il significato. Percepisce però le modalità del flusso di quella lingua che gli è già enormemente familiare e ne assimila ritmo e intonazione. Questo aspetto della conoscenza mi pare pieno di una sua intrinseca bellezza. Forse è per questo che gli studiosi si sono avventati con bramosia  sulla materia a cui dare nuova vita e che agli attori non sembrò vero di poter dire finalmente cose assurde.

Ciò che ascoltate è completamente privo di significato. Per ogni poesia sono stati lasciati inalterati accento e lunghezza  di ogni singola parola, rima e metrica. Le lingue sganciate così dal significato ne assumono un altro in termini di puro suono, ritmo e melodia.

Mariateresa Sartori

L’opera è stata acquisita dal Museo della Fondazione Querini Stampalia, Venezia ed è fruibile per intero nella Sala dei Dizionari della Biblioteca.