[…]  Il privilegio di stare qui dentro
8’51”, 2013

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Puoi parlarci di come è nato […] Il privilegio di stare qui dentro, il lavoro che presenterai in anteprima a Helicotrema?

Il lavoro, parte di un progetto cinematografico ben più ampio, è nato durante una visita ad un archivio che conserva ad interim opere d’arte sequestrate in attesa di chiarificazione di proprietà legale per poi definirne la destinazione. Un opera in particolare ha attirato da subito la mia attenzione per la chiara matrice iconografica che la riconduceva ovviamente ad un artista preciso, il cui nome non può essere svelato, come non possono essere svelati qui nomi e luoghi del sito di conservazione.

 

Helicotrema è un festival in cui non c’è niente da vedere. Anche questo tuo lavoro è basato sulla privazione. Puoi parlarci di questo aspetto?

Essendo “un privilegio”, il mio di esser lì dentro, come mi ripetono di continuo le funzionarie durante la visita, e non potendo rivelare né il luogo, tantomeno l’identità dell’artista e l’entità dell’opera, ho pensato da subito che la fruizione della conversazione non necessitasse di immagini a supporto della narrazione. Questa mancanza di immagini e nozioni precise proprie del risultato di una ricerca, rispecchia la privazione data dai beeps di censura onnipresenti nell’audio, necessari per sottrarre alla conoscenza identità di nomi, persone e istituzioni. La ricerca delle fonti documentarie, proprie di un archivio, che ricostruiscono la provenienza del sequestro e la paternità dell’opera, viene esplicitata solo nella sua forma narrativa e non nei dettagli quindi. Un do ut des di informazioni e documenti riservati che, su mia richiesta, vengono resi noti a patto di una loro non menzione a terzi. Essendo spinti ad immaginare immagini dove mancanti, ma solo raccontate, allo stesso modo le informazioni possono essere rivelate nella loro incompletezza.

 

Potresti descriverci il luogo dove il lavoro è stato registrato?

Il luogo è un semplice caveau in cui giacciono opere e manufatti di matrice storico artistica, di qualsiasi tipo: sacre, moderne e contemporanee. Ha odore di umido e legno, i muri sono bianchi, ci sono casse colorate, altre di color ligneo essendo di legno la fattura.